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OGM: L’autocertificazione delle sementi OGM diventerà una possibilità in Italia

Commenti a cura di A.Onorati
Gennaio 2007

Nella sua ultima riunione il governo ha dato il via allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva 2004/117/CE , direttiva che consente alle ditte sementiere di procedere agli esami necessari a commercializzare sementi di qualità certificata “sotto sorveglianza ufficiale” cioè questi esami non saranno più eseguiti dagli enti pubblici di controllo ma dalle ditte sementiere stesse.

Vediamo di capire di che si tratta. La direttiva nasce sulla spinta del processo che si è andato sviluppando negli ultimi anni che tende a costruire sistemi di “autocertificazione” di qualunque tipo di prodotto industriale, nella logica del “private labelling” e della “semplificazione”. Di fatto, si vuole impedire che istituzioni di controllo, valutazione e monitoraggio esterne e di natura pubblica stabiliscano criteri, standard (in difesa dei consumatori e di interessi collettivi) di cui hanno poi la responsabilità di verifica del rispetto.  

Questa stessa visione della “semplificazione”  e della “autocertificazione” viene trasferita alla certificazione sementiera sostituendo il ruolo di controllore e garante svolto dall’ente pubblico certificatore  con quello dello stesso produttore o costitutore, l’industria sementiera. Al di là dell’impostazione generale scarsamente condivisibile, va ricordato che l’Italia è, in questo contesto, in una situazione molto particolare essendo un paese quasi totalmente  dipendente da imprese sementiere a carattere transnazionale, essendo sparita l’industria sementiera nazionale (fatta eccezione per pochissimi casi). Le imprese transnazionali, in tutta evidenza, hanno una capacità estremamente elevata di sfuggire a eventuali responsabilità che fossero identificate con controlli posteriori casuali.

Una volta introdotto il principio dell’autocertificazione delle sementi convenzionali, le imprese sementiere possano richiedere che la stessa modalità venga trasferita al controllo delle sementi transgeniche, rendendo così vana la legislazione nazionale in materia. Già il PE al momento della discussione sulla direttiva, passata con non poche difficoltà, aveva richiesto che gli stati membri si dotassero di “forti dispositivi deterrenti” che “scoraggiassero qualunque abuso” da parte delle imprese sementiere. Ma la bozza di decreto legislativo non dice niente in proposito di OGM, non casualmente. I dubbi vengono chiariti su: “Italia oggi- Agricoltura oggi” - del 13.1.2007 a pagina  21 si può leggere "Il governo vara lo schema di dlgs sulla sorveglianza. Il campione? il 5% della merce. Controlli ridotti sui semi ogm. Analisi sulle varietà a sondaggio e non a tappeto” - di Luigi Chiarello che scrive: ”Tra moratorie e campagne anti-ogm si apre un sottile sentiero normativo per la vendita di semi transgenici.. E' uno spiraglio, ma segna una evidente discontinuità con il passato........Nel testo del dlgs nulla si dice esplicitamente in merito alle sementi geneticamente modificate. Che vengono trattate alla stregua delle altre tipologie di semi…". E questo chiarisce anche un altro punto del nostro approccio.

Moltissime volte siamo già intervenuti criticando quanti, pur nella giusta rivendicazione di  garanzie per le pratiche contadine di scambio e commercializzazione di materiali di moltiplicazione prodotti dagli stessi agricoltori, propongono “È quindi urgente togliere queste regolamentazioni e lasciare piena libertà di scambio e diffusione gratuita delle varietà storiche italiane(cfr: web “Civiltà contadina”) assumendo la stessa logica di deregolamentazione propria alle imprese sementiere. Noi continuiamo a pensare che – al contrario – occorra legiferare con chiarezza per garantire l’esercizio di diritti collettivi sulle risorse genetiche, proteggere le pratiche contadine e quindi lo scambio e la commercializzazione di sementi contadine ed impedire alle imprese sementiere di privatizzare le risorse locali e di avvantaggiarsi di “spiragli di liberalizzazione” che, presentati come un vantaggio per i piccoli agricoltori vengono poi utilizzati per far entrare, in modo autocertificato, sementi commerciali convenzionali o OGM senza effettive garanzie di qualità.

Se entriamo nel merito della bozza di decreto (quello di cui noi disponiamo che potrebbe essere stata cambiata) non casualmente – neanche nell’abituale lista dei “visto” che procede ogni dispositivo di questa natura -  viene citata  la convenzione di Rio ed il protocollo sulla biosicurezza, ancor più grave non si fa nessun riferimento chiaro e diretto alla vigente legislazione sementiera (1), legislazione che ha comunque consentito di tenere lontano dai campi gli OGM (2),  tanto meno si cita l’International Treaty of Plant Genetic Resources for Food and Agricolture e gli obblighi che ne derivano per i paesi in cui è in vigore (Italia, tra questi). Si dimentica di citare il dispositivo che conferisce alle Regioni funzioni amministrative in materia di agricoltura quindi anche sulla partita sementi e relative modalità di controllo, valutazione d’impatto, monitoraggio. Si dimentica di chiarire quali saranno effettivamente i poteri, ad esempio, della stessa ENSE.

E ancora. Si doveva dire fin dal primo articolo che le facilitazioni proposte non si applicano – in tutta evidenza – alle sementi OGM e che tutti i controlli, i metodi e le modalità di controllo restano in vigore. Ma non si è detto. Come non si dice niente sui metodi di controllo e di  campionamento, ne sull’errore massimo consentito nella scelta degli stessi metodi di campionamento, relegando i controlli diretti dell’autorità ad un modesto 5% delle sementi autocertificate. Tali  “controlli ufficiali posteriori” debbono dare “risultati soddisfacenti”  senza che il governo senta l’esigenza di  precisare la soglia minima di ammissibilità dello scarto dalla norma. Soddisfacenti per chi?

Facile fare i conti  su quanto effettivamente verrà controllato sul totale e con quale probabilità si potranno identificare lotti la cui “autocertificazione” non corrisponde agli standard obbligatori per le sementi certificate. Ancora più improbabile che ci si possa imbattere in  sementi contaminate da presenza OGM. E la coesistenza che non vogliamo si istalla annata dopo annata attraverso la biocontaminazione.

Le imprese eventualmente trovate inadempienti o, peggio, gravemente colpevoli non rischiano un gran che se, ad esempio, nel caso della la violazione per dolo  “la semente soddisfa comunque tutte le condizioni pertinenti” allora non si perde neanche la certificazione stessa. La violazione per colpa, nella bozza, prevede “…la sospensione dell’efficacia dell’autorizzazione per un periodo di sei mesi ad un anno…” Che dire?

Ci chiediamo se il Ministro dell’agricoltura De Castro ha cambiato posizione sugli OGM. Ma speriamo di essere smentiti , c’è ancora tempo per cambiare lo schema di decreto.


“…2. … prodotti sementieri di varieta' geneticamente modificate…..La messa in coltura dei prodotti sementieri di cui al presente comma e' soggetta ad autorizzazione con provvedimento del Ministro delle politiche agricole e forestali…. tenuto conto delle peculiarita' agro-ecologiche, ambientali e pedoclimatiche...” (Art.1 - Decreto Legislativo 24 aprile 2001, n. 212 - "Attuazione delle direttive 98/95/CE e 98/96/CE concernenti la commercializzazione dei prodotti sementieri, il catologo comune delle varieta' delle specie di piante agricole e relativi controlli").

“…1. Ai sensi del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, art. 8, comma 6, il presente decreto definisce le prescrizioni ai fini della valutazione dei rischi per l'agrobiodiversita', i sistemi agrari e la filiera agroalimentare, connessi con l'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, ..”.