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E' nata l'Arca Sannita

Mentre su tutto il pianeta gli attacchi alla biodiversità agricola si fanno sempre più serrati e letali , vuoi per la diffusione degli organismi geneticamente modificati, vuoi per gli effetti del cambiamento climatico, vuoi per la pratica della biopirateria (= sottrazione ai popoli indigeni di piante e ritrovati locali da parte delle multinazionali dell’agrobusiness), vuoi per l’accentramento monopolistico delle sementi e della loro riproduzione da parte delle imprese sementiere, c’è chi ancora confida nella possibilità di preservare e di trasferire alle generazioni future le risorse genetiche autoctone del proprio territorio partendo dalla ricostituzione di sistemi sementieri basati sul ruolo attivo degli agricoltori nella produzione, nel miglioramento, nella circolazione e nello scambio delle sementi.

Il depauperamento che l’agricoltura ha subito, negli ultimi anni, dal punto di vista della conservazione e della riproduzione delle sementi e delle risorse genetiche è a dir poco allarmante. Da dati aggiornati si apprende che soltanto quattro multinazionali sono in grado di controllare il 49 per cento del mercato mondiale del seme, ed insieme ad altre due arrivano a controllarne oltre il 60. Le stesse quattro multinazionali controllano, inoltre, più del 50 per cento del mercato globale di pesticidi.

E’ facile comprendere come in tal modo la biodiversità venga seriamente minacciata: il 75 per cento è stata perduta e le principali colture mondiali sono rappresentate da un numero ridotto di varietà scelte da poche imprese in base a criteri di resa e resistenza e senza tener conto delle esigenze degli agricoltori. Queste pratiche, ormai ampiamente diffuse in ogni luogo del pianeta, alimentano altresì il fenomeno delle monocolture che, come ha ben rimarcato la nota ecologista indiana Vandana Shiva, induce ad un atteggiamento ancora più pericoloso definito “monocolture della mente” consistente nell’omologazione non solo delle produzioni agricole ma anche delle persone e del loro modo di pensare.

Nel mondo si registrano precedenti importanti di messa al riparo dall’effetto demolitore, diretto ed indiretto, dell’uomo sulla biodiversità: in Norvegia è stata creata, nel permafrost di un’isola posta al limite del circolo polare artico ad una temperatura di -18 gradi, l’Arca dei semi (Svalbard Global Seed Vault) con l’intento ammirevole di preservare in nome e per l’umanità una copia di tutte le varietà conservate nelle banche delle sementi sparse per il mondo. Tale approccio non è stato, tuttavia, condiviso in modo unanime dalle organizzazioni degli agricoltori in quanto privilegia il fine conservativo su quello riproduttivo. Di recente in Molise è stata costituita l’Arca sannita la quale, diversamente da quella norvegese, non punta a salvare soltanto vegetali ma, analogamente a quella biblica, anche animali.

Nata dall’idea di quattro pionieri guidati da un esperto della ricerca e della scoperta sul campo, Michele Tanno, l’Arca Sannita ha in breve tempo visto convergere intorno a sé vari protagonisti della c.d. agricoltura sostenibile e contadina molisana, prima fra tutti Paolo Di Luzio, presidente dell’AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) regionale, ed anch’egli appassionato della cura e preservazione di sementi e risorse autoctone, nonché alcuni esponenti dell’Università locale e privati cittadini particolarmente sensibili alle tematiche agricole ed ambientali.

Che la passione sia l’elemento trainante di questa Associazione non c’è dubbio ma anche la competenza scientifica e la sapienza contadina hanno trainato i promotori di detta iniziativa encomiabile che dovrebbe essere sostenuta e valorizzata dalle autorità locali, anche per facilitare l’aggregazione di altri agricoltori e soggetti interessati al progetto, perché rappresenta una vera risorsa per la regione Molise, una delle poche ancora costellata di aree rurali incontaminate e di una biodiversità, tra sementi e piante autoctone, veramente invidiabile.

L’Arca Sannita si pone, in verità, obiettivi di ampio respiro: salvaguardia della biodiversità del Molise; tutela e valorizzazione del territorio, delle aziende, dei prodotti e delle tradizioni; promozione di servizi, attività sociali, culturali e turistiche in una prospettiva di salvaguardia e promozione delle tradizioni dell’agricoltura e dell’allevamento del Molise, come espressioni dell’identità di un popolo, secondo quanto è dato leggere nell’Atto Costitutivo dell’Associazione.

Al momento, tuttavia, l’attenzione è focalizzata proprio sul recupero e la tutela delle risorse genetiche vegetali autoctone dell’area del Sannio con particolare riferimento alle varietà frutticole, cerealicole ed orticole. Utile potrebbe risultare, per l’Associazione, il coordinamento con la Rete dei Semi Rurali, il primo esempio in Italia di un’azione collettiva organizzata tra aziende agricole, su base nazionale ed in cooperazione con partner europei, per la tutela della biodiversità, grazie proprio alla creazione ed alla promozione di circuiti di circolazione e diffusione delle sementi. L’Arca Sannita, oltre al riconoscimento formale delle autorità locali ed alla benedizione dell’Arcivescovo metropolita Bregantini, in autunno ha ricevuto l’input autorevole di uno scienziato, il prof. Salvatore Ceccarelli, ex docente di genetica presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia che da molti anni vive e lavora ad Aleppo in Siria, presso l’International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (Icarda), ove sperimenta una metodologia innovativa che consente di conservare e al contempo di migliorare le sementi locali: il “miglioramento genetico partecipativo”.

Questa tecnica, che aggiorna quella del miglioramento genetico tradizionale, prevede che gli agricoltori prendano parte al processo di decisione sul tipo di semi da utilizzare e sul loro valore. Si realizza così una collaborazione dinamica tra istituzioni che operano per il miglioramento genetico ed agricoltori. E’ un processo in cui la conoscenza dei ricercatori, finora separata dal sapere contadino, si integra con quella degli agricoltori ai quali spetta la decisione finale ovvero quale varietà di semi coltivare nei loro terreni. In tal modo gli agricoltori vengono coinvolti nello sviluppo di nuove tecnologie, evitando di essere confinati, come di norma avviene quando il processo di miglioramento è gestito a monte e a valle dalle imprese sementiere, alla fine del processo senza alcuna possibilità di scelta.

A coronamento dell’impegno che la neonata Associazione sta profondendo per la salvaguardia della biodiversità e delle produzioni tipiche locali è giunta, last but not least, la «Bandiera verde», il premio che la CIA (Confederazione italiana agricoltori) assegna ogni anno a chi rende inimitabile in tutto il mondo l'agricoltura italiana. Insomma esistono tutti i presupposti per augurare, agli albori del 2011, una lunga vita all’Arca Sannita!

Prof. Lorenza Paoloni
Diritto Agrario ed Agroalimentare
Università del Molise

Questo articolo sarà pubblicato sul prossimo numero del periodico informativo molisano GUIDA-MI