Home | Contadini | Contadini CPE
Stato di salute della PAC
COMUNICATO STAMPA
Bruxelles, 20 maggio 2008
"Bilancio di salute" della PAC 2003: Posizione CPE-COAG di fronte alle proposte della Commissione Europea
La realizzazione del «bilancio di salute» non è solo in vista dell’adattamento della PAC dopo la sua riforma del 2003. Si tratta anche di adattare la PAC ad un contesto agricolo e alimentare europeo ed internazionale modificato e di orientare la PAC in una buona direzione per il dopo 2013.
Ora la Commissione Europea, con le sue proposte pubblicate in questo 20 maggio, non fa il bilancio della PAC 2003, non tiene conto del contesto della crisi dei prezzi alimentari, e non si rende conto che la deregolazione dei mercati attuata in Europa e nel mondo da 20 anni ha fallito nella realizzazione della sicurezza alimentare, e nella legittimazione di una politica agricola europea che non ha quasi più niente di « comune ». La Commissione continua a favorire la grande distribuzione, l’industria agro-alimentare, e le grandi aziende agricole.
Essa rinuncia, sotto la pressione di queste grandi aziende, a mettere un limite ai pagamenti diretti più elevati, come se queste somme non venissero dai contribuenti !!!
Più che mai, contadini e consumatori, abbiamo bisogno di una politica agricola, e di una politica europea comune. Non è per il fatto che alcuni prezzi agricoli sono cresciuti recentemente che non c’è più bisogno di regolazione dei mercati agricoli, al contrario (aggiungiamo che il prezzo del frumento si è abbassato del 40% da febbraio ed il prezzo del latte è ripartito verso il basso).
Noi chiediamo quindi al Consiglio europeo dell’Agricoltura una decisione per modificare la proposta della Commissione nel senso di
- una indispensabile regolazione dei mercati,
- una PAC più legittima sul piano sociale, internazionale, ambientalentale,
- una PAC più giusta e più solidale
Ecco la posizione dei contadini europei di fronte alle proposte della Commissione:
La regolazione dei mercati agricoli è un dovere
La crisi mondiale dei prezzi alimentari, e la grande variabilità dei prezzi agricoli, nuova occasione per gli speculatori, mostrano che il mercato senza regole vantato dalla Commissione e dall’OMC è incapace di garantire la sicurezza alimentare.
Dopo aver fatto di tutto per abbassare i prezzi agricoli al di sotto dei costi di produzione, rovinando l’agricoltura contadina qui e al Sud, dopo aver scompaginato una dopo l’altra le produzioni, ci si vuol far credere che non c’è più bisogno di regolazione poiché i prezzi sono alti; di fatto la Commissione e l’agro-industria vogliono far abbassare i prezzi aumentando la produzione … come ben si vede nel caso del latte e dei cereali.
Gli Stati Membri devono anzitutto essere preoccupati della sicurezza alimentare dei loro cittadini : l’UE deve forse essere fiera di essere il primo importatore ed il primo esportatore di prodotti agricoli ? Sarebbe rendersi molto vulnerabile ai rischi del mercato mondiale. Piuttosto che lasciare l’UE dipendente al 75% per le proteine vegetali che essa importa massicciamente per ri-esportare poi i prodotti animali, sarebbe più responsabile per la nostra sicurezza alimentare, per l’ambiente, per l’energia, produrle in UE; e, nel contempo, si risolverebbe la questione della soia OGM importata della quale non vogliono saperne né i consumatori, né la grande maggioranza degli agricoltori.
La regolazione dei mercati, Signora Fischer Boel, non è il passato. Lei si accorgerà che è necessaria. Non perdiamo tempo prezioso a darci la zappa sui piedi nella logica degli ultimi 20 anni quando si pensava che il mercato fosse capace di regolare tutto ! Quello, è il periodo che appartiene al passato.
Allora, discutiamo sui migliori possibili strumenti tenendo conto degli errori o dei successi del passato. Un minimo di stocks è necessario per i prodotti di base non deperibili. Ma non lasciamo l’alimentazione nelle mani degli speculatori !
La questione non è « chi nutrirà il mondo?», ma « come il mondo si nutrirà ?». E per ora, non c’è un problema mondiale di produzione ma di accesso alla produzione (Africa, …) e di accesso dei più poveri all’alimentazione. Non si tratta di un problema tecnico da risolvere con una ennesima rivoluzione verde o con gli OGM, ma di un problema di politiche agricole, alimentari e commerciali.
- Se la soppressione del riposo delle terre obbligatorio sembra essere una buona decisione, non è perché così si sopprime la regolazione ma perché questo è uno strumento del tutto inadatto per l’Europa dove il fattore determinante è il rendimento, non la superficie, contrariamente agli USA. Piuttosto bisogna rendere attraente un riposo a lungo termine nelle zone ad alto valore di biodiversità.
- Sarebbe un errore decidere un aumento dell’1% delle attuali quote latte. Si stanno già abbassando i prezzi per i produttori. Il Consiglio deve tornare sulla sua decisione del 2003 e mantenere il controllo della produzionhe del latte oltre il 2015 migliorandone il suo funzionamento e la sua ripartizione. La proposta della Commissione provocherebbe una accelerazione nella concentrazione della produzione del latte nelle aziende più grandi, più estensive, più dipendenti in protene vegetali e nelle regioni con i costi di produzione più bassi.
- Il disaccoppiamento dei pagamenti diretti dalla produzione è assurdo quando serve a remunerare la produzione al posto dei prezzi se questi sono troppo bassi. Quando i prezzi sono più alti, i pagamenti non sono giustificati ma il disaccoppiamento li mantiene. Il disaccoppiamento è un intoppo della scatola verde truccata dell’OMC ed è molto difficile legittimarlo nei confronti del contribuente e quindi risulta un facile preagio di abbandono a breve termine dei pagamenti diretti. E’, in più, un fattore importante di abbandono della produzione e noi attendiamo dalla Commission un bilancio documentato con cifre della sua applicazione in termini di strutture di produzione, ad esempio nel caso della produzione del latte. Noi chiediamo al Consiglio di riaccoppiare i pagamenti diretti.
- La « gestione dei rischi » climatici e sanitari sotto forma di sistemi di assicurazione volontaria sarebbe un grave errore rovinoso che favorirebbe solo le grandi imprese agricole e consegnerebbe ulteriormente gli agricoltori alle banche/assicurazioi.
I pagamenti diretti devono essere giusti e legittimi
- La rinuncia della Commissione a diminuire direttamente gli importi elevati dei pagamenti diretti : la proposta fatta in novembredi una diminuzione troppo leggera per le grandi aziende, mostra che certi Stati membri sono poco preoccupati per la legittimità sociale dei pagamenti diretti. E’ scandaloso proporre di sopprimere i pagamenti più bassi e continuare ad attribuire centinaia di migliaia di euro a grandi aziende che, in più, hanno beneficiato del buon prezzo dei cereali. I contadini più piccoli, in particolare in Romania, Polonia, Italia sarebbero esclusi per l’aumento proposto ad 1 ha della superficie minima. Ricordiamo che 15% delle aziende ricevono l’85% dei pagamenti diretti e che 82% delle aziende ricevono meno di 5.000 € e 46% meno di 500 €. Chiediamo al Consiglio di instaurare una regola di attribuzione per attivo, legittima per il contribuente. Proponiamo l’instaurazione di un forfait minimo di pagamento per le aziende molto piccole..
- Verso un livello più uniforme del sostegno: la referenza storica è ingiusta e il pagamento unico per ha, che equivale a un disaccoppiamento totale, non elimina le disparità storiche regionali. In effetti non esiste strumento perfetto se il pagamento è fisso, senza tener conto del prezzo e se esso rappresenta una parte importante del reddito agricolo (carne bovina, carne ovina). I contadini hanno bisogno di prezzi giusti e stabili, dunque di una regolazione di mercati.
- L’articolo 69 può essere uno strumento interessante a disposizione degli Stati Membri per ridistribuire i pagamenti. Non deve essere utilizzato per regimi di assicurazione dei raccolti. Gli Stati Membri devono poter prelevare più del 10% dei pagamenti destinati a grandi aziende per sostenere certe produzioni e regioni sfavoriti da condizioni naturali o dalla PAC.
- Trasferimenti verso il 2° pilastro (sviluppo rurale) : Se la poliica di sviluppo rurale è indispensabile, se siamo a favore di un trasferimento moderato di fondi provenienti dal 1° pilastro, non si tratti però di sopprimere la politica dei mercati e di rinazionalizzare la PAC. I fondi del secondo pilastro non devono servire, come avviene in certi paesi e regioni, ad intensificare/ristrutturare la produzione, ma piuttosto a obiettivi di impiego agricolo e rurale, di ambiente e di sviluppo rurale.
Noi lanciamo un appello ai Ministri perché riconsiderino queste proposte, inadatte ai bisogni delle popolazioni europee e mondiali e perché riorientino la PAC per servire prioritariamente queste popolazioni, in nome della sovraità alimentare.